Perché il tuo Cane non è un Piccolo Uomo e il tuo Gatto non è un piccolo Cane.
Ti ricordi il film dei Gremlins? All'inizio del film, il Mogwai è la creatura più dolce del mondo. Ma c’erano tre regole fondamentali da seguire: niente luce forte, niente acqua e, soprattutto, mai dargli da mangiare dopo mezzanotte. Cosa succedeva se infrangevi le regole? Il caos. L’adorabile animaletto si trasformava in un mostriciattolo verde e distruttivo.
Ecco, con la nutrizione del cane e del gatto succede qualcosa di molto simile, anche se meno visibile a occhio nudo. Madre Natura ci ha consegnato questi animali con un "libretto di istruzioni" scritto nel loro DNA da milioni di anni di evoluzione. Se ignoriamo queste regole – magari riempiendo la ciotola di un carnivoro con ingredienti che il suo metabolismo non sa gestire – il nostro amico non diventerà verde e squamoso, ma il suo organismo inizierà una protesta silenziosa e pericolosa.
Benvenuti nel mondo della Nutrizione Specie-Specifica. Oggi vedremo perché assecondare solo la gola del nostro animale (che mangerebbe volentieri anche ciò che gli fa male) è un errore, e perché pretendere che un lupo da salotto digerisca come una mucca è una sfida alla biochimica che finiamo quasi sempre per perdere.
Perché? Perché la biologia non è un’opinione.
Oggi smonteremo il mito che "basta che mangi" e vedremo perché mettere benzina diesel in una Ferrari (il vostro gatto) o pretendere che un lupo diventi vegano non è solo un errore filosofico, ma un disastro biochimico.
Non siamo tutti uguali (soprattutto a tavola)
Partiamo da un concetto fondamentale: l'evoluzione ha impiegato milioni di anni per modellare il tratto digerente degli animali. Non è successo durante un weekend di sconti all'IKEA.
- L'Uomo (Onnivoro opportunista): Noi siamo,in linea di massima, macchine "generaliste". Abbiamo enzimi salivari per i carboidrati e un intestino lungo.
- Il Cane (Carnivoro opportunista/facoltativo): Qui la faccenda si fa interessante. Il cane non è un lupo puro, ma nemmeno un umano. Lo studio genetico di Axelsson et al. (2013) dimostra che ha più copie del gene AMY2B rispetto al lupo, permettendogli di digerire meglio l'amido [1]. Ma attenzione: "digerire meglio" non significa che debba mangiare solo mais e cereali. La sua dentatura e il suo intestino corto urlano ancora "dammi proteine animali!".
- Il Gatto (Carnivoro obbligato): Lui è un purista. Il fondamentalista della proteina. Il gatto non ha bisogno di carboidrati per sopravvivere; ha bisogno di tessuti animali. Punto.
Il paradosso moderno: Spesso nutriamo i nostri carnivori domestici come se fossero piccoli umani pelosi, riempiendo le loro ciotole di carboidrati complessi che il loro organismo guarda con orrore.
Biochimica e Infiammazione: La Lezione di Berrino applicata al Pet
Perché insisto tanto sulla specie-specificità? Perché il cibo è informazione chimica e biochimica. Qui ci viene in aiuto il pensiero del Prof. Franco Berrino, epidemiologo di fama mondiale. Pur parlando di nutrizione umana, Berrino ci insegna che il "cibo spazzatura" ultra-processato, ricco di zuccheri raffinati e povero di nutrienti veri, è la benzina dell'infiammazione cronica [2].
Lo stesso principio vale per cane e gatto. Se nutriamo un carnivoro con alimenti ultra-processati che non rispettano la sua natura biologica, creiamo uno stato infiammatorio costante.
- Il Metabolismo del Gatto: È "cablato" per la gluconeogenesi continua (trasformare proteine in energia). Dargli zuccheri è come mettere un virus in un computer: il sistema va in crash , con conseguenze tragiche come diabete felino e obesità) [3]. Inoltre, non sintetizza nutrienti chiave, come per esempio la Taurina o la Vitamina A ,dai vegetali: deve prenderli dalla carne o rischia grosso, cecità e problemi cardiaci in primis[4].
- Il Cane: Anche se più flessibile, ha un fabbisogno elevato di amminoacidi specifici e nelle corrette proporzioni, esigenza che solo gli alimenti di origine animale possono appagare adeguatamente.
Microbiota: L'Ecosistema Interiore e il "Dysbiosis Index"
Per parlare di microbiota intestinale e medicina veterinaria dobbiamo citare il gigante della ricerca in questo campo: il Prof. Jan Suchodolski del Gastrointestinal Laboratory della Texas A&M University.
Gli studi di Suchodolski hanno rivoluzionato il nostro modo di vedere l'intestino dei Pets, dimostrando che ogni specie ha il suo "zoo" batterico specifico. I suoi studi hanno introdotto in medicina veterinaria il "Dysbiosis Index" (Indice di Disbiosi) un indice che, volendolo spiegare in termini molto sintetici, ci dice quanto la flora batterica sia alterata [5].
Cosa succede se diamo a un cane una dieta piena di amidi e povera di proteine di alto valore biologico? Succedono molte cose, ma volendo rimanere sul semplice e sul piano del microbiota intestinale: affamiamo i batteri "buoni" e nutriamo quelli "cattivi" . Secondo Suchodolski, questa alterazione (disbiosi) non causa solo "feci molli", ma compromette l'intero sistema immunitario e la produzione di metaboliti essenziali per la salute intestinale. Come diceva quella vecchia canzone: "You gotta keep 'em separated" (devi tenerli separati) – riferito ai batteri patogeni e alla mucosa intestinale!
L'Asse Intestino-Cervello: "Siamo quello che assorbiamo"
Una nutrizione non specie-specifica può essere una delle cause della cosiddetta "Leaky Gut Syndrome" (sindrome dell’intestino permeabile). Immaginate la barriera intestinale come una dogana colabrodo: passano tossine che non dovrebbero passare. Queste tossine viaggiano fino al fegato, ai reni e arrivano al sistema nervoso. Cani ansiosi, iperattivi o con prurito costante? Spesso il problema non è nella testa o nella pelle, ma è un "incendio" biochimico che parte dalla ciotola, alimentato da ingredienti che quella specie non riconosce come cibo.
Longevità: Aggiungere Vita agli Anni
Uno studio epocale pubblicato sul JAVMA ha dimostrato che i cani mantenuti magri e ben nutriti vivevano quasi due anni in più dei fratelli sovrappeso [6]. Ma la nutrizione specie-specifica va oltre. Si tratta anche di Nutrigenomica: i nutrienti giusti possono "accendere" geni protettivi , così come quelli sbagliati possono “attivare” geni che portano a conseguenze negative. Fornire una dieta biologicamente appropriata – fresca, variata e rispettosa della fisiologia, come suggerirebbe la filosofia del "cibo vero" di Berrino traslata ai nostri Pet – significa fornire loro maggiori chances di arrivare all’età geriatrica in piena forma e salute.
Conclusione
Nutrire il cane e il gatto in modo specie-specifico non è una moda. È il rispetto profondo della loro biologia, guardando le esigenze dei nostri amici a 4 zampe dritte negli occhi e chiedendoci: "Questo animale è progettato per metabolizzare questo alimento?"
Se la risposta è no, stiamo giocando con la biochimica. E la biochimica vince sempre.
Bibliografia Scientifica
- Axelsson, E., et al. (2013). The genomic signature of dog domestication reveals adaptation to a starch-rich diet. Nature, 495(7441), 360-364.
- Berrino, F. (2014). Alimentare il benessere. Come prevenire il cancro a tavola. Franco Angeli Editore. (Rif. concetto infiammazione da cibo processato).
- Zoran, D. L. (2002). The carnivore connection to nutrition in cats. Journal of the American Veterinary Medical Association (JAVMA), 221(11), 1559-1567.
- Pion, P. D., et al. (1987). Myocardial failure in cats associated with low plasma taurine. Science, 237(4816).
- Suchodolski, J. S., et al. (2016). The fecal microbiome in dogs with acute diarrhea and idiopathic inflammatory bowel disease. PLoS One, 7(12). (Vedi anche studi successivi sul Dysbiosis Index).
- Kealy, R. D., et al. (2002). Effects of diet restriction on life span and age-related changes in dogs. JAVMA, 220(9), 1315-1320.
- Ambrosini, Y. M., & Suchodolski, J. S. (2019). Impact of diet on the microbiome and the gut-brain axis in dogs. Frontiers in Veterinary Science.