A ognuno il suo

Pubblicato il 9 gennaio 2026 alle ore 14:05

Perché il tuo Cane non è un Piccolo Uomo e il tuo Gatto non è un piccolo Cane.

Ti ricordi il film dei Gremlins? All'inizio del film, il Mogwai è la creatura più dolce del mondo. Ma c’erano tre regole fondamentali da seguire: niente luce forte, niente acqua e, soprattutto, mai dargli da mangiare dopo mezzanotte. Cosa succedeva se infrangevi le regole? Il caos. L’adorabile animaletto si trasformava in un mostriciattolo verde e distruttivo.

Ecco, con la nutrizione del cane e del gatto succede qualcosa di molto simile, anche se meno visibile a occhio nudo. Madre Natura ci ha consegnato questi animali con un "libretto di istruzioni" scritto nel loro DNA da milioni di anni di evoluzione. Se ignoriamo queste regole – magari riempiendo la ciotola di un carnivoro con ingredienti che il suo metabolismo non sa gestire – il nostro amico non diventerà verde e squamoso, ma il suo organismo inizierà una protesta silenziosa e pericolosa.

Benvenuti nel mondo della Nutrizione Specie-Specifica. Oggi vedremo perché assecondare solo la gola del nostro animale (che mangerebbe volentieri anche ciò che gli fa male) è un errore, e perché pretendere che un lupo da salotto digerisca come una mucca è una sfida alla biochimica che finiamo quasi sempre per perdere.

Perché? Perché la biologia non è un’opinione.

Oggi smonteremo il mito che "basta che mangi" e vedremo perché mettere benzina diesel in una Ferrari (il vostro gatto) o pretendere che un lupo diventi vegano non è solo un errore filosofico, ma un disastro biochimico.

Non siamo tutti uguali (soprattutto a tavola)

Partiamo da un concetto fondamentale: l'evoluzione ha impiegato milioni di anni per modellare il tratto digerente degli animali. Non è successo durante un weekend di sconti all'IKEA.

  • L'Uomo (Onnivoro opportunista): Noi siamo,in linea di massima, macchine "generaliste". Abbiamo enzimi salivari per i carboidrati e un intestino lungo.
  • Il Cane (Carnivoro opportunista/facoltativo): Qui la faccenda si fa interessante. Il cane non è un lupo puro, ma nemmeno un umano. Lo studio genetico di Axelsson et al. (2013) dimostra che ha più copie del gene AMY2B rispetto al lupo, permettendogli di digerire meglio l'amido [1]. Ma attenzione: "digerire meglio" non significa che debba mangiare solo mais e cereali. La sua dentatura e il suo intestino corto urlano ancora "dammi proteine animali!".
  • Il Gatto (Carnivoro obbligato): Lui è un purista. Il fondamentalista della proteina. Il gatto non ha bisogno di carboidrati per sopravvivere; ha bisogno di tessuti animali. Punto.

Il paradosso moderno: Spesso nutriamo i nostri carnivori domestici come se fossero piccoli umani pelosi, riempiendo le loro ciotole di carboidrati complessi che il loro organismo guarda con orrore.

Biochimica e Infiammazione: La Lezione di Berrino applicata al Pet

Perché insisto tanto sulla specie-specificità? Perché il cibo è informazione chimica e biochimica. Qui ci viene in aiuto il pensiero del Prof. Franco Berrino, epidemiologo di fama mondiale. Pur parlando di nutrizione umana, Berrino ci insegna che il "cibo spazzatura" ultra-processato, ricco di zuccheri raffinati e povero di nutrienti veri, è la benzina dell'infiammazione cronica [2].

Lo stesso principio vale per cane e gatto. Se nutriamo un carnivoro con alimenti ultra-processati  che non rispettano la sua natura biologica, creiamo uno stato infiammatorio costante.

  • Il Metabolismo del Gatto: È "cablato" per la gluconeogenesi continua (trasformare proteine in energia). Dargli zuccheri è come mettere un virus in un computer: il sistema va in crash , con conseguenze tragiche come diabete felino e obesità) [3]. Inoltre, non sintetizza nutrienti chiave, come per esempio la Taurina o la Vitamina A ,dai vegetali: deve prenderli dalla carne o rischia grosso,  cecità e problemi cardiaci in primis[4].
  • Il Cane: Anche se più flessibile, ha un fabbisogno elevato di amminoacidi specifici e nelle corrette proporzioni, esigenza che solo gli alimenti di origine animale possono appagare adeguatamente.

Microbiota: L'Ecosistema Interiore e il "Dysbiosis Index"

Per parlare di microbiota intestinale e medicina veterinaria dobbiamo citare il gigante della ricerca in questo campo: il Prof. Jan Suchodolski del Gastrointestinal Laboratory della Texas A&M University.

Gli studi di Suchodolski hanno rivoluzionato il nostro modo di vedere l'intestino dei Pets, dimostrando che ogni specie ha il suo "zoo" batterico specifico. I suoi studi hanno introdotto in medicina veterinaria il "Dysbiosis Index" (Indice di Disbiosi) un indice che, volendolo spiegare in termini molto sintetici, ci dice quanto la flora batterica sia alterata [5].

Cosa succede se diamo a un cane una dieta piena di amidi e povera di proteine di alto valore biologico? Succedono molte cose, ma volendo rimanere sul semplice e sul piano del microbiota intestinale: affamiamo i batteri "buoni" e nutriamo quelli "cattivi" . Secondo Suchodolski, questa alterazione (disbiosi) non causa solo "feci molli", ma compromette l'intero sistema immunitario e la produzione di metaboliti essenziali per la salute intestinale. Come diceva quella vecchia canzone: "You gotta keep 'em separated" (devi tenerli separati) – riferito ai batteri patogeni e alla mucosa intestinale!

L'Asse Intestino-Cervello: "Siamo quello che assorbiamo"

Una nutrizione non specie-specifica può essere una delle cause della cosiddetta "Leaky Gut Syndrome" (sindrome dell’intestino permeabile). Immaginate la barriera intestinale come una dogana colabrodo: passano tossine che non dovrebbero passare. Queste tossine viaggiano fino al fegato, ai reni e arrivano al sistema nervoso. Cani ansiosi, iperattivi o con prurito costante? Spesso il problema non è nella testa o nella pelle, ma è un "incendio" biochimico che parte dalla ciotola, alimentato da ingredienti che quella specie non riconosce come cibo.

Longevità: Aggiungere Vita agli Anni

Uno studio epocale pubblicato sul JAVMA ha dimostrato che i cani mantenuti magri e ben nutriti vivevano quasi due anni in più dei fratelli sovrappeso [6]. Ma la nutrizione specie-specifica va oltre. Si tratta anche di Nutrigenomica: i nutrienti giusti possono "accendere" geni protettivi , così come quelli sbagliati possono “attivare” geni che portano a conseguenze negative. Fornire una dieta biologicamente appropriata – fresca, variata e rispettosa della fisiologia, come suggerirebbe la filosofia del "cibo vero" di Berrino traslata ai nostri Pet – significa fornire loro maggiori chances di arrivare all’età geriatrica in piena forma e salute.

Conclusione

Nutrire il cane e il gatto in modo specie-specifico non è una moda. È il rispetto profondo della loro biologia, guardando le esigenze dei nostri amici a 4 zampe dritte negli occhi e chiedendoci: "Questo animale è progettato per metabolizzare questo alimento?"

Se la risposta è no, stiamo giocando con la biochimica. E la biochimica vince sempre.

 Bibliografia Scientifica

  1. Axelsson, E., et al. (2013). The genomic signature of dog domestication reveals adaptation to a starch-rich diet. Nature, 495(7441), 360-364.
  2. Berrino, F. (2014). Alimentare il benessere. Come prevenire il cancro a tavola. Franco Angeli Editore. (Rif. concetto infiammazione da cibo processato).
  3. Zoran, D. L. (2002). The carnivore connection to nutrition in cats. Journal of the American Veterinary Medical Association (JAVMA), 221(11), 1559-1567.
  4. Pion, P. D., et al. (1987). Myocardial failure in cats associated with low plasma taurine. Science, 237(4816).
  5. Suchodolski, J. S., et al. (2016). The fecal microbiome in dogs with acute diarrhea and idiopathic inflammatory bowel disease. PLoS One, 7(12). (Vedi anche studi successivi sul Dysbiosis Index).
  6. Kealy, R. D., et al. (2002). Effects of diet restriction on life span and age-related changes in dogs. JAVMA, 220(9), 1315-1320.
  7. Ambrosini, Y. M., & Suchodolski, J. S. (2019). Impact of diet on the microbiome and the gut-brain axis in dogs. Frontiers in Veterinary Science.