La Nutrizione come abito su misura: l'arte della nutrizione "Tailor-Made"

Pubblicato il 9 gennaio 2026 alle ore 14:21

Immaginate di dover indossare per tutta la vita un paio di scarpe numero 42. Se portate il 42, sarete comodi. Ma se portate il 38, inciamperete a ogni passo. Se portate il 45, vivrete in una costante e dolorosa costrizione.

Ecco, con l’alimentazione dei nostri cani e gatti accade spesso qualcosa di simile. Ci affidiamo alla "taglia unica", sperando che vada bene un po’ per tutti.

In medicina veterinaria, e specificamente nella nutrizione clinica, ci si è spostati sempre più da un approccio "di massa" a uno "Tailor-Made", ovvero cucito su misura. Non si tratta di una moda passeggera, ma di una necessità dettata dalla scienza. Perché, se è vero che “siamo quello che mangiamo”, è altrettanto vero che non tutti siamo uguali di fronte a quello stesso piatto.

La tirannia della "media statistica"

Per anni, l’industria del pet food e le linee guida nutrizionali si sono basate sui fabbisogni medi della popolazione. Il National Research Council (NRC) [1] fornisce i "numeri" base affinché un animale non patisca carenze e non subisca eccessi. È un lavoro prezioso,

fondamentale, che ha salvato milioni di animali da patologie nutrizionali gravi.

Tuttavia, c'è un "ma". Questi dati lavorano sulla curva di Gauss: soddisfano la maggioranza che si trova al centro della curva, ma man mano che ci si avvicina agli estremi, ci si allontana sempre più dalle esigenze specifiche del singolo. Il vostro cane o il vostro gatto non sono "una media statistica". Sono individui.

La faccenda poi si complica ulteriormente quando questo insieme chiaamto Microbiota non è in equilibrio!

L'approccio su misura valuta la tolleranza individuale: ci sono cani che digeriscono i carboidrati senza battere ciglio e altri che, di fronte a un chicco di riso, si gonfiano come palloncini. Rispettare questa individualità non è solo clinica, è un atto di gentilezza verso il loro benessere quotidiano. Come cantava Frank Sinatra, “I did it my way”: anche l'intestino vuole fare a modo suo.

Rispetto per il paziente... e per il proprietario

Essere scientificamente rigorosi non significa essere rigidi o insensibili. L'approccio tailor-made deve essere sostenibile. E qui entra in gioco l'etica e l'empatia verso voi, i proprietari o, parola che preferisco,i Caregiver dei vostri Pet.

La dieta migliore del mondo, sulla carta, diventa la dieta peggiore se il proprietario non riesce a gestirla, economicamente o logisticamente.

Se prescrivo una dieta casalinga complessa a una persona che lavora 12 ore al giorno e ha tre figli, sto fallendo come medico. La "compliance" (l'adesione alla terapia) è fondamentale [5].

Il piano nutrizionale deve essere un abito che sta bene al paziente, ma che il proprietario sa "allacciare" senza stress. Non c'è nulla di male nell'utilizzare alimenti commerciali di alta qualità se la situazione lo richiede; l'importante è saperli scegliere e, se necessario, integrare in modo intelligente per colmare il divario tra "prodotto per la massa" e "bisogno dell'individuo".

Non esistono alimenti demoniaci o magici; esistono strumenti diversi per esigenze diverse.

La visita nutrizionale: non solo una bilancia

Come si costruisce questo abito? Non basta una calcolatrice.

Le linee guida WSAVA (World Small Animal Veterinary Association) considerano la valutazione nutrizionale come il quinto parametro vitale, al pari di temperatura, polso, respiro e dolore [6].

Un approccio personalizzato richiede, solo per dirne alcune:

  1. Analisi dello stile di vita: Dove vive? Quanto corre? È sterilizzato? (La sterilizzazione per esempio riduce il fabbisogno energetico e aumenta l'appetito: un mix pericoloso se non gestito! [7]).
  2. Valutazione della condizione corporea (BCS e MCS): Non guardiamo solo il peso, ma quanto grasso copre il corpo (Body Condition Score) e quanto muscolo c'è (Muscle Condition Score). Un gatto può essere normopeso sulla bilancia ma aver perso massa muscolare (sarcopenia), segno che la dieta non sta fornendo proteine a sufficienza o di qualità adeguata.
  3. Anamnesi patologica: Ogni piccola informazione clinica è un tassello del puzzle.

Conclusione: un atto d'amore scientifico

L'alimentazione tailor-made non è un vezzo. È il riconoscimento della dignità biologica di ogni singolo animale. È capire che il nostro cane non è "un cane", ma è quel cane.

Dare lo stesso identico apporto calorico a due Labrador di 30 kg, dove uno passa la giornata a sonnecchiare sul divano (attività che richiede un certo impegno, ammettiamolo) e l’altro fa attività di riporto in acqua tre volte a settimana, è biologicamente scorretto. Il fabbisogno energetico di mantenimento (MER) può variare fino al 20-30% anche tra soggetti della stessa razza e peso, semplicemente a causa del temperamento e del metabolismo basale [2].

Nutrigenomica: quando il cibo parla al DNA

Qui entra in gioco una parola che suona complessa, ma che è affascinante: Nutrigenomica.

No panic! Immaginate il DNA del vostro animale come un pianoforte. I tasti sono i geni. L’alimentazione è il pianista. A seconda di cosa mangia l'animale, certi tasti (geni) possono essere premuti o ignorati.

La letteratura scientifica ci insegna che alcuni nutrienti possono modulare l'espressione genica. Ad esempio, gli acidi grassi Omega-3 (EPA e DHA) non sono solo "grassi", ma veri e propri segnali che dicono alle cellule di ridurre l'infiammazione [3].

In un approccio tailor-made, non ci chiediamo solo "quanto deve mangiare", ma "come possiamo aiutare le sue cellule a funzionare meglio?". Un cane con predisposizione genetica a patologie articolari avrà bisogno di un "pianista" che suoni una melodia protettiva fin da giovane, molto diversa da quella necessaria a un gatto che abbia una predisposizione a una patologia renale.

Il Microbiota: un giardino da coltivare

Un altro pilastro dell'alimentazione personalizzata è il rispetto del microbiota intestinale.

Fino a pochi anni fa lo chiamavamo "flora batterica", immaginandola come qualche vasetto di fiori su un balcone. Oggi sappiamo che è una foresta pluviale complessa, un ecosistema composto da innumerevoli batteri , virus, protozoi, e dai loro metaboliti, che dialogano costantemente con il cervello e il sistema immunitario [4].

Ogni animale ha un microbiota unico, quasi come un'impronta digitale. Un cambio brusco di alimentazione o una dieta non adatta a quello specifico intestino possono causare disbiosi (uno squilibrio della foresta).

La faccenda poi si complica ulteriormente quando questo insieme chiaamto Microbiota non è in equilibrio!

L'approccio su misura valuta la tolleranza individuale: ci sono cani che digeriscono i carboidrati senza battere ciglio e altri che, di fronte a un chicco di riso, si gonfiano come palloncini. Rispettare questa individualità non è solo clinica, è un atto di gentilezza verso il loro benessere quotidiano. Come cantava Frank Sinatra, “I did it my way”: anche l'intestino vuole fare a modo suo.

Rispetto per il paziente... e per il proprietario

Essere scientificamente rigorosi non significa essere rigidi o insensibili. L'approccio tailor-made deve essere sostenibile. E qui entra in gioco l'etica e l'empatia verso voi, i proprietari o, parola che preferisco,i Caregiver dei vostri Pet.

La dieta migliore del mondo, sulla carta, diventa la dieta peggiore se il proprietario non riesce a gestirla, economicamente o logisticamente.

Se prescrivo una dieta casalinga complessa a una persona che lavora 12 ore al giorno e ha tre figli, sto fallendo come medico. La "compliance" (l'adesione alla terapia) è fondamentale [5].

Il piano nutrizionale deve essere un abito che sta bene al paziente, ma che il proprietario sa "allacciare" senza stress. Non c'è nulla di male nell'utilizzare alimenti commerciali di alta qualità se la situazione lo richiede; l'importante è saperli scegliere e, se necessario, integrare in modo intelligente per colmare il divario tra "prodotto per la massa" e "bisogno dell'individuo".

Non esistono alimenti demoniaci o magici; esistono strumenti diversi per esigenze diverse.

La visita nutrizionale: non solo una bilancia

Come si costruisce questo abito? Non basta una calcolatrice.

Le linee guida WSAVA (World Small Animal Veterinary Association) considerano la valutazione nutrizionale come il quinto parametro vitale, al pari di temperatura, polso, respiro e dolore [6].

Un approccio personalizzato richiede, solo per dirne alcune:

  1. Analisi dello stile di vita: Dove vive? Quanto corre? È sterilizzato? (La sterilizzazione per esempio riduce il fabbisogno energetico e aumenta l'appetito: un mix pericoloso se non gestito! [7]).
  2. Valutazione della condizione corporea (BCS e MCS): Non guardiamo solo il peso, ma quanto grasso copre il corpo (Body Condition Score) e quanto muscolo c'è (Muscle Condition Score). Un gatto può essere normopeso sulla bilancia ma aver perso massa muscolare (sarcopenia), segno che la dieta non sta fornendo proteine a sufficienza o di qualità adeguata.
  3. Anamnesi patologica: Ogni piccola informazione clinica è un tassello del puzzle.

Conclusione: un atto d'amore scientifico

L'alimentazione tailor-made non è un vezzo. È il riconoscimento della dignità biologica di ogni singolo animale. È capire che il nostro cane non è "un cane", ma è quel cane.

Richiede studio, aggiornamento continuo e una profonda onestà intellettuale. Richiede di non seguire le mode del momento, ma le evidenze scientifiche. E richiede, soprattutto, di ascoltare. Ascoltare il proprietario e osservare il paziente.

Perché, alla fine, la nutrizione è un po' come l'amore: non esistono ricette universali, ma solo attenzioni quotidiane dedicate a chi abbiamo di fronte.

Prendetevi cura della ciotola dei vostri amici, perché è lì dentro che si costruisce, giorno dopo giorno, la loro salute futura. E se avete dubbi, chiedete. Non a "Dottor Google", che è spesso un po' confuso, ma a un professionista che sappia guardarvi negli occhi e, con un sorriso, cucire l'abito perfetto per il vostro compagno di vita.

Bibliografia

  1. National Research Council (NRC). Nutrient Requirements of Dogs and Cats. Washington, DC: The National Academies Press, 2006.
  2. Bermingham EN, et al. Energy requirements of adult dogs: a meta-analysis. PLoS One. 2014;9(10):e109681.
  3. Bauer JE. Therapeutic use of fish oils in companion animals. J Am Vet Med Assoc. 2011;239(11):1441-1451.
  4. Suchodolski JS. Diagnosis and interpretation of intestinal dysbiosis in dogs and cats. Vet J. 2016;215:30-37.
  5. Linder DE, Mueller M. Pet obesity management: beyond nutrition. Vet Clin North Am Small Anim Pract. 2016;46(5):961-972.
  6. Freeman L, et al. WSAVA Nutritional Assessment Guidelines. J Small Anim Pract. 2011;52(7):385-396.
  7. Mitsuhashi Y, et al. Maintenance energy requirement determination of cats after spaying. Br J Nutr. 2011;106 Suppl 1:S135-138.